Svetlana stava vivendo il giorno che aveva sempre sognato: il suo matrimonio, circondata dall’amore della famiglia, degli amici e di Andrei, il marito che sembrava perfetto. La festa era un successo, la musica dal vivo, la luce soffusa delle lanterne nel giardino, e la sua voce che incantava tutti quando cantava le sue canzoni. Il suo talento era stato ammirato da tutti, e lei era radiosa, felice di poter finalmente condividere con gli altri un pezzo di sé.
Mentre scendeva dal palco, dopo il suo ultimo brano, notò una bambina che sembrava completamente fuori posto. Era sola, con gli occhi curiosi e un sorriso innocente. Svetlana si avvicinò a lei, pensando che magari fosse una figlia di qualcuno degli invitati, ma non la riconosceva.
“Vieni qui, tesoro!” le disse, sorridendo, e le porse un sacchetto di dolcetti. La bambina la guardò intensamente, e le chiese con voce dolce e curiosa: “Mamma… perché sei così bella oggi?”
Svetlana si fermò. Le parole della bambina la colpirono come un fulmine. Un brivido freddo le attraversò la schiena. “Non sono tua madre, piccola,” rispose, cercando di mascherare la confusione. “Non ci conosciamo, vero?”
Ma la bambina non si fermò. Con una calma inquietante, continuò a parlare: “Allora avremo un papà, giusto? E tu, stai meglio ora?” Le sue parole erano piene di una certezza che confondeva Svetlana. “Mamma Lena, sei tu?” sussurrò, pronunciando il nome con una chiarezza dolorosa.
Svetlana sentì il sangue gelarsi. Il nome… Lena. Era il nome che sua madre le aveva sempre detto di non ricordare, il nome di una donna che aveva dato la vita a un bambino che lei non aveva mai conosciuto. L’idea che quel passato, dimenticato e sepolto, ora riaffiorasse in quel modo la fece vacillare. Il suo cuore accelerò mentre un’inquietudine profonda si impossessava di lei.
“Che cosa stai dicendo?” sussurrò, mentre la stanza sembrava chiudersi intorno a lei.