Anna entrò nella grande casa di Sergej con il cuore pieno di speranza e paura. Era il giorno che aveva sempre immaginato: il giorno in cui sarebbe diventata madre. I suoi sogni si stavano finalmente realizzando. Aveva lasciato la sua vecchia vita alle spalle, sacrificato la carriera e i sogni per costruire una famiglia con l’uomo che amava. Ma quel momento, che doveva essere di gioia, si trasformò in un incubo.
Sergej, appena tornato da un lungo viaggio di lavoro, la guardò senza emozioni, osservando il piccolo che Anna stringeva al petto. «Chi è questo?» la sua voce era tagliente, senza traccia di dolcezza. «Davvero pensi che io possa accettare una cosa del genere?»
Anna rimase paralizzata. Le sue parole le colpivano come un pugno allo stomaco. Perché non riusciva a credere che Sergej, l’uomo con cui aveva immaginato il futuro, potesse dubitare di lei in questo modo? Aveva lasciato tutto per lui, sacrificando ogni cosa.
Il suo sguardo diventò freddo, le sue parole crude. «Non è mio figlio, capisci? Non c’è un solo tratto che assomigli a me!»
In quel momento, Anna capì che la sua vita con lui era finita. Sergej, l’uomo che aveva visto come un protettore, come un padre, non la considerava più. Per lui, il bambino che portava in grembo non era un simbolo di amore, ma un errore.
La sua mente tornò a quel giorno in cui aveva deciso di sposarlo, nonostante le perplessità di sua madre, Marina Petrova, che l’aveva avvertita: «Non puoi sostituire un padre con un uomo». Ma Anna non ascoltava, credeva che Sergej fosse la sua via d’uscita, la stabilità che le era sempre mancata. Ora, però, tutto era cambiato. Non c’era più nessuna sicurezza. La sua vita di sogno si era infranta.
Marina Petrova, quando seppe ciò che era successo, sentì il cuore lacerarsi. Non riusciva a credere che Sergej, l’uomo che aveva sposato sua figlia, fosse diventato così distante. «Come ha potuto?» mormorò, la voce rotta dalla tristezza. Anna, stringendo il bambino tra le braccia, sapeva che ora doveva ricominciare.