Katya restò immobile per un attimo, il volto teso mentre cercava di assorbire le parole di Sergey. Non riusciva a credere che stesse davvero chiedendo di riavere indietro i regali, come se fosse stato un affare commerciale e non un gesto di affetto.
“Non te li merito?” ripeté, incredula, stringendo i pugni. “Ma ti sei mai chiesto se io meritavo di riceverli? Li ho accettati, sì, ma li ho accettati con l’idea che fossero un regalo, non una moneta di scambio!”
Sergey, però, rimase implacabile. Il suo volto era senza emozioni, il tono di voce freddo. Non c’era traccia di quel giovane uomo che un tempo l’aveva corteggiata con dolcezza, solo un’ombra di lui che la guardava con disprezzo.
“Li ho comprati per te,” disse lui, come se la cosa fosse del tutto naturale. “Perché pensavo che fossimo una coppia, che tu fossi la mia ragazza. E invece… hai già trovato qualcun altro.”
Katya fece un sorriso amaro, ma non riuscì a fermare il dolore che le si faceva strada nel cuore. “E adesso vuoi farmi pagare per quello che è successo tra di noi? Restituire i regali perché non siamo più insieme? La nostra storia è solo una questione di cose costose che ti sei sentito in dovere di comprare per impressionarmi?”
Sergey sembrò fare una pausa, ma continuò a guardarla come se avesse sentito solo una parte di ciò che aveva detto. Katya sentiva il peso della sua indifferenza e si rese conto che l’uomo che aveva amato non esisteva più.
“Senti,” disse infine, con uno sguardo che non trasmetteva nulla, “tieniti i tuoi regali, Sergey. Li hai comprati per il tuo ego, per sentirti superiore, ma alla fine sono solo oggetti. La vera ricchezza è ciò che si porta dentro, ed è qualcosa che non si può comprare.”
Con un gesto deciso, Katya afferrò il mazzo di chiavi sul tavolo e lo lasciò sul bancone. “Addio, Sergey. Buona fortuna.”
Si girò e si allontanò, sentendo la sua rabbia svanire insieme al vento che spazzava via tutto ciò che non aveva più valore.